| Scritto da Administrator | | Lunedì 23 Agosto 2004 12:06 | Un estintore è un apparecchio contenente un agente estinguente
che può essere proiettato e diretto su un fuoco sotto l’azione di una pressione
interna. Questa pressione può essere for-nita da una compressione preliminare
permanente, da una reazione chimica o dalla liberazione di un gas ausiliario. Un estintore portatile è un estintore che è concepito per essere portato ed
utilizzato a mano e che, pronto all’uso, ha una massa minore o uguale a 20 kg.
L’agente estinguente è il complesso dei prodotti contenuti nell’estintore, la
cui azione provoca l’e-stinzione. La carica d’un estintore è la massa o il
volume dell’agente estinguente contenuto nell’estintore. Dal punto di vista
quantitativo, la carica degli apparecchi a base di acqua si esprime in volume
(litri) e quella degli altri apparecchi in massa (chilogrammi). CLASSIFICAZIONE DEGLI
ESTINTORI Gli estintori, in relazione all’agente estinguente in essi
contenuto, si suddividono in: • estintori ad acqua • estintori a schiuma • estintori
a polvere • estintori ad anidride carbonica (CO2) • estintori ad
idrocarburi alogenati FOCOLARI TIPO CAPACITÀ DI
SPEGNIMENTO DEGLI ESTINTORI Il Decreto Ministeriale 20/12/82 prevede che la capacità di
spegnimento di un estintore sia riportata sull’etichetta dello stesso. Essa è
indicata da un numero che si riferisce alle dimensioni di un “focolare tipo” sia
per la classe “A” che per la classe “B”. Per la classe “A” il focolare tipo è
costituito da una catasta di tronchetti in legno di pino di sezione quadra e
dimensioni standard, posta su telaio metallico. La disposizione dei tronchetti è
tale da formare una catasta avente due dimensioni fisse: profondità 44 cm. (5
travetti a distanza fissa); altezza 54,6 cm. (14 travetti sovrapposti). La
lunghezza è invece la variabile in base alla quale si definisce la capacità di
spegnimento di un estintore ed è data dalla lunghezza in decimetri dei
travetti cioè dal numero di questi (posti in misura di uno ogni 10 cm.). Essa
coincide con il numero riportato sull’estintore seguito dalla lettera A (vedi
più avanti un esempio di etichetta riportata in figura). È evidente che ad un
numero più grande corrisponde una maggiore capacità di spegnimento. Per i fuochi
di classe “B” i focolari tipo sono costituiti da recipienti cilindrici in
acciaio di dimensioni standard con un fondo d’acqua pari a 1/3 e uno strato di
benzina pari a 2/3 in volume. Ogni focolare è distinto da un numero, seguito
dalla lettera B, che rappresenta il volume in litri del liquido contenuto nel
recipiente. Anche in questo caso a numero più grande corrisponde una maggiore
capacità di spegnimento dell’e-stintore. Esempio: la dicitura 34A 233BC,
riportata sul-l’etichetta di un estintore sta a significare che lo stesso è atto
a spegnere incendi di classe A, B e C. Per quanto riguarda la classe “A” esso
può spegnere una catasta standard avente lunghezza di 340 cm. Per la classe “B”
l’estintore in oggetto potrà spegnere una vasca standard contenente 233 lt. di
combustibile. | ESTINTORI PORTATI | |
{mospagebreak} INSTALLAZIONE DEGLI ESTINTORI L’installazione degli estintori deve consentirne la visibilità, la facile accessibilità, la protezione da urti accidentali, caduta di oggetti, ecc. L’estintore può essere installato: a) A muro, con apposita staffa di sostegno collocata in modo che l’impugnatura dell’ap-parecchio non risulti ad un’altezza dal suolo superiore a m. 1,50. L’installazione a muro è la più consigliata, in quanto, nel caso in cui si verifichi un incendio, consente una facile identificazione del luogo in cui è situato l’estintore. b) A terra, in posizione verticale o con apposito “portaestintore”, posizionamento consentito qualora l’involucro sia predisposto in modo che non crei ingombro al passaggio o stazionamento di persone o mezzi e che non ci sia possibilità di caduta da posizione elevata (ad esempio in prossimità di scale, su passerelle ecc.). In corrispondenza del punto di collocazione del-l’estintore va fissato un cartello allo scopo di po-terne rilevare l’eventuale assenza e facilitarne il riposizionamento. | CARICHE, TOLLERANZE DI RIEMPIMENTO E FOCOLARI MINIMI ESIGIBILI 1) Cariche Le cariche nominali degli estintori devono essere scelte, in funzione della natura dell’agente estinguente, come da tabella qui di seguito riportata | | 2) Tolleranze di Riempimento La carica reale dell’estintore deve essere uguale alla carica nominale, nei limiti di tolleranza fissati nella tabella seguente | |
{mospagebreak} 3) Fuochi Minimi Esigibili La quantità massima di agente estinguente ammessa per lo spegnimento dei focolari di tipo A e B è indicata nelle seguenti tabelle. FUOCHI CLASSE «A» |  | FOCOLARI TIPO PER FUOCHI DI CLASSE A Caratteristiche I focolari tipo per fuochi di classe A sono costituiti
da una catasta di travi di legno su zoccolo metallico di 250 mm di altezza, 900 mm di larghezza
e di lunghezza uguale a quella del focolare
tipo. Le travi di legno sono di Pinus Silvestris o equivalente contenente dal 10 al 15% di umidità. Esse hanno una sezione quadrata di 39 mm ± 2 mm di lato. La vasca d’accensione, avente lunghezza uguale a quella del focolare + 100 mm, larghezza di 600 mm e profondità di 100 mm, è disposta sotto la catasta che forma il focolare A e sul suo asse. Si riempie d’acqua questa vasca per un’al-tezza di 3 cm. Su questo strato d’acqua si versa una quantità di benzina di qualità identica a quella utilizzata per i focolari B (vedere punto 4.12.1.2) tale che la sua altezza al di sopra dell’acqua sia di circa 0,5 cm. La benzina viene accesa e, dopo 2 minuti
di combustione, si ritira la vasca da sotto la catasta di legno. Si lascia bruciare il legno ancora per 6 minuti, ossia in totale 8 minuti, dopo i quali si considera che il focolare tipo è realizzato e che si deve effettuare
l’estinzione. |  |
{mospagebreak} {mospagebreak} | FUOCHI CLASSE B |  | * Le cifre nelle colonne indicano in kg o in litri la carica nominale di ciascun tipo d’estintore in Belgio,Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna. ** La durata minima di scarica indicata nella seconda colonna è riferita al focolare tipo specificato sulla stessa riga della prima colonna | Focolari Tipo per Fuochi di Classe B Caratteristiche I focolari tipo per fuochi di classe B vengono realizzati
in una serie di recipienti cilindrici di lamiera
di acciaio saldati le cui dimensioni sono definite nel prospetto B. Questi focolari sono designati
da un numero seguito dalla lettera B; questo
numero rappresenta il volume liquido, in litri,
contenuto nel recipiente. La superficie del recipiente,
espressa in dm2, è presa convezionalmente
eguale al prodotto del numero del focolare
tipo per p. I recipienti sono impiegati con fondo d’acqua nella proporzione seguente: 1/3 d’acqua, 2/3 di benzina. |  |
{mospagebreak}  | Nota: Ogni focolare è designato dal numero di serie dove ogni termine è uguale alla somma dei due precedenti; cioè questa serie rappresenta approssimativamente una progressione geometrica di ragione 1,62. I focolari supplemetari nel prospetto in parentesi rappresentano il prodotto del termine precedente nella 
|  |
{mospagebreak} CRITERI DI SCELTA DEGLI ESTINTORI Per la scelta ci si può riferire al D.M. 10-03-1998 ed anche alla norma NFPA secondo la quale ciascun tipo di estintore, in funzione delle specifiche
caratteristiche, viene classificato con una sigla costituita da un numero e da una lettera. Come già detto il numero dà la dimensione del-l’incendio che quell’estintore è in grado di spegnere,
mentre la lettera indica la classe dell’in-cendio. Nelle norme viene codificata inoltre la potenzialità
dell’estintore e vengono definite anche le massime aree proteggibili da un singolo apparecchio,
come già riportato indicativamente nella tabella riportata a fianco (D.M. 10.03.1998). Per quanto sopra, una volta stabilita la classe dell’incendio e quindi definito il tipo o i tipi adatti, bisogna passare a considerare le caratteristiche del locale da proteggere ed in particolare la velocità
di propagazione del fuoco, l’intensità di calore sviluppabile, i fumi prodotti dai materiali presenti, l’area da proteggere, la distanza da percorrere per raggiungere l’estintore ecc., allo scopo di stabilire il livello di pericolo dell’area interessata secondo la seguente classificazione: A) LUOGHI DI LAVORO A RISCHIO DI INCENDIO BASSO Si intendono a rischio di incendio basso i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui sono presenti sostanze
a basso tasso di infiammabilità, le condizioni
locali e di esercizio offrono scarse possibilità
di sviluppo di principi di incendio ed in cui, in caso di incendio, la probabilità di propagazione
dello stesso è da ritenersi limitata. B) LUOGHI DI LAVORO A RISCHIO DI INCENDIO MEDIO Si intendono a rischio di incendio medio i luoghi di lavoro o parte di essi in cui sono presenti sostanze
infiammabili e/o condizioni locali e/o di esercizio che possono favorire lo sviluppo di incendi,
ma nei quali, in caso di incendio, la probabilità
di propagazione dello stesso è da ritenersi
limitata. Si riportano in allegato IX, esempi di luoghi di lavoro a rischio di incendio medio. C) LUOGHI DI LAVORO A RISCHIO DI INCENDIO ELEVATO Si intendono a rischio di incendio elevato i luoghi
di lavoro o parte di essi, in cui: •per presenza di sostanze altamente infiammabilità
e/o per le condizioni locali e/o di esercizio sussistono notevoli probabilità di sviluppo
di incendi e nella fase iniziale sussistono forti probabilità di propagazione delle fiamme, ovvero non è possibile la classificazione come luogo a rischio di incendio basso o medio. Tali luoghi comprendono: •aree dove i processi lavorativi comportano l’u-tilizzo di sostanze altamente infiammabili (p.e. impianti di verniciatura), o di fiamme libere, o la produzione di notevole calore in presenza di materiali combustibili; •aree dove c’è deposito o manipolazione di sostanze
chimiche che possono, in determinate circostanze, produrre reazioni esotermiche, emanare gas o vapori infiammabili, o reagire con altre sostanze combustibili; •aree dove vengono depositate o manipolate sostanze esplosive o altamente infiammabili; •aree dove c’è una notevole quantità di materiali
combustibili che sono facilmente incendiabili; •edifici interamente realizzati con strutture in legno
o di grandi dimensioni; •ambienti dove c’è grande presenza di persone dalle capacità motorie limitate. |
{mospagebreak}  | Negli impianti industriali comunque, il posizionamento
degli estintori è più legato a fattori peculiari
dell’impianto stesso (quali il raggruppamento
di elementi a rischio, o l’accesso ad aree congestionate dove un estintore sarebbe difficilmente
visibile) che non ad una ipotetica superficie
piana priva di ostacoli. Prima di procedere al posizionamento e alla selezione, è quindi importante valutare se l’estin-tore sarà il solo dispositivo di estinzione presente oppure se avrà funzione di mezzo ausiliario, definire
il massimo rischio che ci si attende nell’a-rea e conseguentemente il tipo di estinguente più adatto, ipotizzare i percorsi di fuga e di accesso da e per l’area in esame e identificare i punti di più facile reperibilità per l’estintore. In questa trattazione non vengono considerati i criteri di scelta dei singoli estinguenti; si ricorda comunque di valutare sempre, con la massima attenzione, i pericoli per la salute e l’incolumità delle persone, tenendo presente in particolare i prodotti alogenati, che in condizioni normali, al-l’aperto o in locali molto ampi, presentano bassi livelli di tossicità, ma se utilizzati in piccoli locali a causa dei prodotti di decomposizione possono raggiungere livelli di tossicità particolarmente pericolosi. Ricordare inoltre: •non impiegare estintori idrici o a schiuma su apparecchiature elettriche in tensione; •molti incendi possono sviluppare fumi tossici; •in luoghi chiusi può verificarsi una diminuzione del quantitativo d’ossigeno necessario alla respirazione. |
{mospagebreak} | TIPI DI ESTINTORI | | Estintori a Polvere Sono disponibili in una gamma vastissima di capacità
da 1 a 250 kg., ma negli impianti industrialiè prassi considerare capacità di 6, 12, 50, 100 e 250 kg. Fino a 12 kg. di carica l’estintore è considerato portatile, per le capacità superiori è considerato
mobile e conseguentemente è dotato di ruote per lo spostamento; l’estintore da 250 kg. infine, è normalmente allestito su un carrellato adatto ad essere trainato da un veicolo. Si distinguono
estintori a polvere ABC o polivalente (qualora ne venga garantita la dielettricità possono
anche essere utilizzati su fuochi di classe E, ma possono compromettere i materiali) per l’intervento su fuochi A, B e C ed estintori a polvere
BC potenziata per l’intervento su fuochi prevalentemente B e C. Nella selezione del tipo di polvere è importante ricordare che le polveri a base di monofosfato ammonico risultano aggressive
nei confronti del rame e delle sue leghe;
pertanto i materiali degli estintori destinati a operare con tali tipi di polvere dovranno es-sere opportunamente selezionati. La polvere è contenuta in un serbatoio di capacità adeguata e per l’espulsione viene pressurizzata con gas ed erogata attraverso organi di erogazione di forma e dimensione compatibili con l’uso del-l’estintore stesso. Gli estintori fino a 12 kg. possono essere: pressurizzati
o a bombolina interna. | Estintori Pressurizzati L’estintore è costituito da un recipiente contenente
la carica e da un gruppo valvola con la necessaria apparecchiatura per il lancio della polvere (tubo pescante, manichetta). L’estin-guente contenuto nell’estintore è pressurizzato con azoto a circa 12-14 bar; un manometro posto
a monte del gruppo valvola serve al controllo
della pressione. Il gas di pressurizzazione è contenuto nel serbatoio stesso della polvere che quindi risulta permanentemente pressurizzato. Questi estintori vengono usati per la maggior parte in installazioni civili e dove non sono richieste
particolari qualità costruttive. Gli estintori di capacità superiore ai 100, 250 kg. hanno quasi sempre la bombola esterna di pressurizzazione con azoto e, dati i volumi di gas in gioco, è preferibile che questi estintori siano dotati di riduttore di pressione. Sono disponibili sul mercato anche estintori con bombola di CO2 e senza riduttore, ovviamente meno costosi ma sicuramente meno affidabili. Il serbatoio polvere viene quindi pressurizzato al momento dell’uso tramite una valvola di flusso del gas e l’estinguente viene espulso tramite una manichetta in poliestere o gomma lunga da 2 a 10 mt. in funzione della capacità dell’estin-tore. Il getto viene controllato da una speciale pistola in lega leggera che permette un’agevole manovra in considerazione delle portate e pressioni
in gioco. |  |
{mospagebreak} Esintori a Bomboletta Interna Il contenitore della polvere è normalmente a pressione atmosferica. Il gas di pressurizzazione, solitamente CO2, è contenuto in una bombolina alloggiata all’in-terno del contenitore di polvere e viene erogato nel contenitore della polvere solamente al momento dell’uso. I vantaggi di questo sistema si identificano principalmente nel fatto che la polvere,
in condizioni normali, non è soggetta alla pressione del gas e quindi si evitano fenomeni di impaccamento; inoltre, essendo il serbatoio polvere a pressione atmosferica, sono facilitate le operazioni di manutenzione. Per contro, non è possibile controllare lo stato di carica della bombolina e, in caso di perdite accidentali, provvedere
a sostituirla. Questa possibilità è comunque ridotta grazie alla particolare costruzione della bombolina e degli organi di tenuta. In entrambi i tipi l’espulsione della polvere viene controllata da una valvola di flusso posta sulla testa dell’estintore; l’erogazione avviene tramite una breve tubazione di gomma ed un ugello che provvede a dare forma al getto; alternativamente
al posto dell’ugello può essere pre-sente una pistola con dispositivo di intercettazione
del getto stesso. |  | Estintori ad Anidride Carbonica CO2 o Biossido di Carbonio Sono estintori di larghissima diffusione dovuta alla semplicità d’uso ed all’universalità d’im-piego. Sono disponibili in una vasta gamma di taglie da 2 a 60 kg. di carica. L’estintore a CO2 è costituito da una bombola contenente anidride carbonica compressa e liquefatta; sulla sommità della bombola è montata una valvola a spillo che, comandata schiacciando a mano la leva, lascerà uscire, mediante un pescante, il getto di CO2 liquido, che sarà diretto sul fuoco a mezzo di un diffusore a cono. Gli estintori a CO2 hanno un grado di riempimento del 75% che deve essere ridotto al 67% nel caso di impiego in climi molto caldi o dove gli estintori possono essere esposti a forte irraggiamento. Il rapido passaggio dell’anidride carbonica dallo stato liquido a quello gassoso produce un notevole abbassamento della temperatura che può raggiungere i -86%°C; il CO2 uscendo,si condensa in fiocchi bianchi (che evaporano poi rapidamente da cui deriva la denominazione spesso usata di “Estintori a neve o a ghiaccio”. Sarà perciò raccomandabile, durante l’azio-namento dell’estintore, proteggere le mani dai rischi di congelamento. Questo raffreddamento, combinato all’azione di soffocamento conseguente allo spostamento dell’aria da parte del gas inerte CO2 , più pesante (peso specifico 1,53), provoca lo spegnimento del focolaio. Gli estintori a CO2 sono comunque dotati di una valvola di sicurezza con disco rottura. Si ricorda che, in piccoli ambienti chiusi, elevate percentuali di CO2 riducono il contenuto di ossigeno a concentrazioni che non consentono la sopravvivenza delle persone. Oltre che alla verifica semestrale, la bombola del CO2 se di capacità superiore a 5 lt., deve essere sottoposta a collaudo ogni 10 anni. |
{mospagebreak} Estintori a Idrocarburi Alogenati Questo tipo di estintore è in disuso. La legge ne consente l’utilizzo solo per usi critici. La descrizione
viene fatta solo per completezza di informazione.
Gli idrocarburi alogenati sono una classe di composti chimici più noti in gergo tecnico
come “halon”. La terminologia “halon” deriva
da “Halogenated Hidrocarbon” trattandosi di composti costituiti da idrocarburi nella cui molecola
alcuni atomi di idrogeno sono stati sostituiti
con altrettanti alogeni. Anche per gli “halon”
la pressione necessaria alla loro fuoriuscita dall’ugello dell’estintore viene fornita da un gas che può essere CO2 o azoto. Gli estintori a base di composti alogenati erano di impiego quasi generale (non potevano es-sere utilizzati solo contro fuochi di classe D) ma era buona norma, dopo interventi in locali chiusi (era sufficiente la presenza del 10% di queste sostanze nell’aria per togliere ad essa il potere comburente), aerare l’ambiente a causa della nocività dei loro vapori e soprattutto dei gas di decomposizione (fluoruro di idrogeno, bromuro di idrogeno, ecc.) che avrebbero potuto liberarsi
alle alte temperature. Una “overdose” di questi gas, che agiscono sui sistemi nervoso-centrale e cardiovascolare, può produrre effetti particolarmente gravi sull’orga-nismo umano: aritmia, ipertensione e diminuzione
del battito del cuore. I sintomi più evidenti sono stimolazione, tremore, convulsioni, depressione
ed anche incoscienza. Considerando che si doveva operare in ambiente
confinato si ammette comunque che concentrazioni di vapori “halon” fino al 5% per cinque
minuti non siano pericolose per l’uomo. Era tuttavia possibile l’esposizione a concentrazioni superiori e per tempi più lunghi a patto di ope74
rare con idonei mezzi protettivi delle vie respiratorie
(p.es. con autoprotettore). Estintori a Schiuma Gli estintori a schiuma sono particolarmente ido-nei per i fuochi di classe B cioè per i liquidi infiammabili
(benzina, petrolio, nafta, alcool, vernici,
grassi, ecc.) nel qual caso il getto va indirizzato
contro la parte interna del recipiente e non direttamente sul liquido, affinchè la schiuma vada a ricoprirlo avvolgendolo per distendersi progressivamente su tutta la sua superficie libera. Essi non sono invece adatti per incendi su apparecchi
elettrici sotto tensione e in ambienti al di sotto di +5°C a meno di ricorrere all’addi-zione di anticongelanti. I liquidi schiumogeni utilizzati in soluzione con acqua possono essere di natura proteinica o sintetica (vedi dispensa “Le sostanze estinguenti: Liquidi schiumogeni”). Esintore Idrico Sempre più utilizzato è un estintore general-mente a base di acqua additivata con componenti
di tensioattivi fluorati e idrocarburati. Questo tipo di additivo svolge una buona estinzione
su fuochi di materiali solidi organici (classe A) ed un’eccellente estinzione sui fuochi di liquidi
infiammabili (classe B). Tra i vantaggi dell’utilizzo di questi estintori risulta
fondamentale la perfetta visibilità al momento
dell’impiego, la lunga durata dell’ero-gazione, una riduzione significativa di danni alle persone e all’ambiente e l’assenza di rilascio
di vapori nocivi e/o infiammabili. Difficilmente
un incendio spento con l’uso dell’estin-tore idrico si riaccende, soprattutto se si tratta di incendi di classe B. Pur essendo a base d’acqua, alcuni di questi estintori hanno superato la prova dielettrica a 35 kV (secondo le norme EN 3-2 parte 4); io comunque suggerisco la dovuta cautela. L’estintore idrico ha nel serbatoio in acciaio un rivestimento interno plastificato che lo protegge
dalla corrosione dei componenti aggressivi con-gna avere cura che l’estintore non subisca al
tenuti
nella soluzione schiumogena o nell’ad-terazioni per effetto del gelo, in quanto alcuni
ditivo utilizzato. Nei periodi molto freddi, biso-hanno una temperatura di utilizzo da +5°C/+60°C. |
{mospagebreak} ALTRI TIPI DI ESTINTORE ESTINTORE A POLVERE CON BOMBOLINA ESTERNA L’estintore è costituito da un recipiente contenente la carica, da un gruppo valvola posto sul contenitore
o sul tubo di erogazione, dalla necessaria attrezzatura per il lancio della polvere (tubo pescante,
tubo di erogazione) e da una bombolina di anidride carbonica posta all’esterno del contenitore
di circa 300 gr. La polvere contenuta nell’estintore viene espulsa dal gas CO2 che si trova allo stato compresso e liquefatto nella bombolina. Il recipiente della polvere è costruito normalmente in lamiera di acciaio collaudato a 40/50 bar con valvola di sicurezza tarata a circa 18 bar. Estintore Idrico Chimico L’estintore è costituito da un recipiente in lamiera di ferro di forma conica o cilindrica. Il contenitore è riempito per circa 4/5 del volume di acqua. L’acqua viene proiettata sull’incendio sotto la pres-sine di un gas, generalmente anidride carbonica (CO2), che si sviluppa al momento dell’impiego per reazione chimica tra una sostanza acida, p.es. acido solforico (H2SO4), contenuta in una fiala di vetro ed una sostanza alcalina (basica), p.es. bicarbonato di sodio (NaHCO3), disciolti nell’acqua. In taluni tipi di estintori la fuoriuscita dell’acido si provoca rompendo la fiala di vetro con l’azione di un percussore; in altri tipi ciò si ottiene capovolgendo l’apparecchio dopo aver aperto, a mezzo di un volantino o percussore, il recipiente che contiene la sostanza acida. La reazione
chimica che si verifica è così rappresentata: 2NAHCO3 + H2SO4 NA2SO4 + 2H2O + 2CO2 Questo estintore non è più utilizzato. Estintore a Schiuma Chimica L’utilizzo di questo estintore viene effettuato capovolgendo
l’estintore in modo da poter battere il percussore contro il terreno e quindi rompere la fiala. A seguito della reazione tra la sostanza basica e quella acida, si sviluppa il gas CO2 che provoca la fuoriuscita della schiuma. Questo estintore
non è più utilizzato. Estintore ad Azione Combinata Polvere-Schiuma Un cenno particolare meritano gli estintori ad azione combinata polvere-schiuma per la loro particolare efficacia su incendi di liquidi infiammabili. Il loro impiego si basa sull’utilizzazione della polvere per l’azione di abbattimento delle fiamme e della schiuma per la successiva azione di copertura della superficie in fiamme. È opportuno ricordare ancora che la polvere, come pure l’anidride carbonica ed i prodotti alogenati,
non proteggono dal rischio di riaccensione. Questo rischio esiste sempre quando si interviene
su zone di impianto dove sono presenti strutture metalliche che, per effetto del calore, si surriscaldano e reinnescano i vapori di prodotti infiammabili, che continuano a svilupparsi anche dopo l’azione di spegnimento. Esempi tipici sono gli incendi di tipo tridimensionale
che si originano ad esempio dalla rottura di una tubazione in quota e si sviluppano quindi anche
a piano terra per effetto dello spandimento di prodotto fuoriuscente dalla perdita. L’estintore è costituito da due recipienti contenenti rispettivamente polvere e soluzione di liquido schiumogeno. Gli estinguenti impiegati sono, solitamente, pol-veri potenziate e soluzione di liquido schiumogeno
di tipo AFFF (Aqueous Film Forming Foam) come ad es. l’Hydral. |
{mospagebreak} ESEMPIO DI ETICHETTATURA STANDARD DI UN ESTINTORE PORTATILE (Decreto Ministeriale 20-12-1982) |  | | Parte 1 | • Dicitura estintore • Tipo di estintore e sua carica nominale • Codice indicativo della capacità di spegnimento | | Parte 2 | • Istruzioni d’uso per esteso e con pittogrammi di riferimento (vedi sequenza foto) Pittogrammi delle classi di fuoco su cui l’estintore può essere utilizzato | | Parte 3 | • Limitazioni e pericoli d‘uso con particolare riferimento alla tossicità e alle apparecchiature sotto tensione elettrica | | Parte 4 | • Diciture relative all’esercizio, alla manutenzione, alla identificazione
dell’agente estinguente e alla concentrazione degli additivi per gli agenti a base d’acqua • Riferimenti al modello e all’omologazione • Temperature limite d‘uso | | Parte 5 | • Nome e indirizzo del produttore dell’estintore |
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{mospagebreak} | | Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Agosto 2004 12:27 | |