Manutenzioni e Assistenza

Un estintore è un apparecchio contenente un agente estinguente che può essere proiettato e diretto su un fuoco sotto l’azione di una pressione interna. Questa pressione può essere fornita da una compressione preliminare permanente, da una reazione chimica o dalla liberazione di un gas ausiliario.

Un estintore portatile è un estintore che è concepito per essere portato ed utilizzato a mano e che, pronto all’uso, ha una massa minore o uguale a 20 kg. L’agente estinguente è il complesso dei prodotti contenuti nell’estintore, la cui azione provoca l’estinzione. La carica d’un estintore è la massa o il volume dell’agente estinguente contenuto nell’estintore. Dal punto di vista quantitativo, la carica degli apparecchi a base di acqua si esprime in volume (litri) e quella degli altri apparecchi in massa (chilogrammi).

CLASSIFICAZIONE DEGLI \r\nESTINTORI

Gli estintori, in relazione all’agente estinguente in essi \r\ncontenuto, si suddividono in:

• estintori ad acqua
• estintori a schiuma
• estintori a polvere
• estintori ad anidride carbonica (CO2)
• estintori ad idrocarburi alogenati

FOCOLARI TIPO CAPACITÀ DI SPEGNIMENTO DEGLI ESTINTORI

Il Decreto Ministeriale 20/12/82 prevede che la capacità di spegnimento di un estintore sia riportata sull’etichetta dello stesso. Essa è indicata da un numero che si riferisce alle dimensioni di un “focolare tipo” sia per la classe “A” che per la classe “B”. Per la classe “A” il focolare tipo è costituito da una catasta di tronchetti in legno di pino di sezione
quadra e dimensioni standard, posta su telaio metallico. La disposizione dei tronchetti è tale da formare una catasta avente due dimensioni fisse: profondità 44 cm. (5 travetti a distanza fissa); altezza 54,6 cm. (14 travetti sovrapposti). La lunghezza è invece la variabile in base alla quale si definisce la capacità di spegnimento di un estintore ed è data dalla lunghezza in decimetri dei travetti cioè dal numero di questi (posti in misura di uno ogni 10 cm.). Essa coincide con il numero riportato sull’estintore seguito dalla lettera A (vedi più avanti un esempio di etichetta riportata in figura). È evidente che ad un numero più grande corrisponde una maggiore capacità di spegnimento. Per i fuochi di classe “B” i focolari tipo sono costituiti
da recipienti cilindrici in acciaio di dimensioni standard con un fondo d’acqua pari a 1/3 e uno strato di benzina pari a 2/3 in volume. Ogni focolare è distinto da un numero, seguito dalla lettera B, che rappresenta il volume in litri del liquido contenuto nel recipiente. Anche in questo caso a numero più grande corrisponde una maggiore capacità di spegnimento dell’estintore. Esempio: la dicitura 34A 233BC, riportata sull’etichetta di un estintore sta a significare che lo stesso è atto a spegnere incendi di classe A, B e C. Per quanto riguarda la classe “A” esso può spegnere una catasta standard avente lunghezza di 340 cm. Per la classe “B” l’estintore in oggetto potrà spegnere una vasca standard contenente 233 lt. di combustibile.


ESTINTORI PORTATLI

 

INSTALLAZIONE DEGLI ESTINTORI

L’installazione degli estintori deve consentirne la visibilità, la facile accessibilità, la protezione da urti accidentali, caduta di oggetti, ecc. L’estintore può essere installato:

a) A muro, con apposita staffa di sostegno collocata in modo che l’impugnatura dell’ap-parecchio non risulti ad un’altezza dal suolo superiore a m. 1,50. L’installazione a muro è la più consigliata, in quanto, nel caso in cui si verifichi un incendio, consente una facile identificazione del luogo in cui è situato l’estintore.

b) A terra, in posizione verticale o con apposito “portaestintore”, posizionamento consentito qualora l’involucro sia predisposto in modo che non crei ingombro al passaggio o stazionamento di persone o mezzi e che non ci sia possibilità di caduta da posizione elevata (ad esempio in prossimità di scale, su passerelle ecc.). In corrispondenza del punto di collocazione dell’estintore va fissato un cartello allo scopo di po-terne rilevare l’eventuale assenza e facilitarne il riposizionamento.

CARICHE, TOLLERANZE DI RIEMPIMENTO E FOCOLARI MINIMI ESIGIBILI

1) Cariche
Le cariche nominali degli estintori devono essere scelte, in funzione della natura dell’agente estinguente, come fissati dalle normative tecniche di riferimento.

 
2) Tolleranze di Riempimento
La carica reale dell’estintore deve essere uguale alla carica nominale, nei limiti di tolleranza fissati dalle normative tecniche di riferimento.
 

3) Fuochi Minimi Esigibili

La quantità massima di agente estinguente ammessa per lo spegnimento dei focolari di tipo A e B è indicata nelle seguenti tabelle.

FUOCHI CLASSE «A»

FOCOLARI TIPO PER FUOCHI DI CLASSE A

Caratteristiche I focolari tipo per fuochi di classe A sono costituiti da una catasta di travi di legno su zoccolo metallico di 250 mm di altezza, 900 mm di larghezza e di lunghezza uguale a quella del focolare\r\n tipo. Le travi di legno sono di Pinus Silvestris o equivalente contenente dal 10 al 15% di umidità. Esse hanno una sezione quadrata di 39 mm ± 2 mm di lato. La vasca d’accensione, avente lunghezza uguale a quella del focolare + 100 mm, larghezza di 600 mm e profondità di 100 mm, è disposta sotto la catasta che forma il focolare A e sul suo asse. Si riempie d’acqua questa vasca per un’altezza di 3 cm. Su questo strato d’acqua si versa una quantità di benzina di qualità identica a quella utilizzata per i focolari B (vedere punto 4.12.1.2) tale che la sua altezza al di sopra dell’acqua sia di circa 0,5 cm. La benzina viene accesa e, dopo 2 minuti di combustione, si ritira la vasca da sotto la catasta di legno. Si lascia bruciare il legno ancora per 6 minuti, ossia in totale 8 minuti, dopo i quali si considera che il focolare tipo è realizzato e che si deve effettuare l’estinzione.

 

L’operatore prende l’estintore solo in questo momento e dirige il getto sul focolare, spostandosi intorno a sua discrezione per ottenere il miglior risultato. Tutto il contenuto dell’estintore può es-sere vuotato in una sola volta o con getti successivi.
Per la validità della prova tutte le fiamme devono essere spente e non deve prodursi alcuna ripresa di fiamma durante i tre minuti che seguono lo svuotamento completo dell’estintore. Si ritiene che un estintore sia capace di spegnere il focolare quando su tre prove effettuate, ciascuna con un estintore carico si ottengono due estinzioni; se le due prime prove sono positive, la terza non si effettua.
Ogni focolare è designato dal numero di serie dove ogni termine è uguale alla somma dei due precedenti; cioè questa serie rappresenta approssimativamente una progressione geometrica di ragione 1,62. I focolari supplemetari nel prospetto in parentesi rappresentano il prodotto del termine precedente nella

 

FUOCHI CLASSE B
* Le cifre nelle colonne indicano in kg o in litri la carica nominale di ciascun tipo d’estintore in Belgio,Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.
** La durata minima di scarica indicata nella seconda colonna è riferita al focolare tipo specificato sulla stessa riga della prima colonna

Focolari Tipo per Fuochi di Classe B

Caratteristiche I focolari tipo per fuochi di classe B vengono realizzati in una serie di recipienti cilindrici di lamiera di acciaio saldati le cui dimensioni sono definite nel prospetto B. Questi focolari sono designati da un numero seguito dalla lettera B; questo numero rappresenta il volume liquido, in litri, contenuto nel recipiente. La superficie del recipiente, espressa in dm2, è presa convezionalmente eguale al prodotto del numero del focolare tipo per p. I recipienti sono impiegati con fondo d’acqua nella proporzione seguente: 1/3 d’acqua, 2/3 di benzina.

 

Nota: Ogni focolare è designato dal numero di serie dove ogni termine è uguale alla somma dei due precedenti; cioè questa serie rappresenta approssimativamente una progressione geometrica di ragione 1,62. I focolari supplemetari nel prospetto in parentesi rappresentano il prodotto del termine precedente nella

 

CRITERI DI SCELTA DEGLI ESTINTORI

Per la scelta ci si può riferire al D.M. 10-03-1998 ed anche alla norma NFPA secondo la quale ciascun tipo di estintore, in funzione delle specifiche caratteristiche, viene classificato con una sigla costituita da un numero e da una lettera. Come già detto il numero dà la dimensione dell’incendio che quell’estintore è in grado di spegnere, mentre la lettera indica la classe dell’in-cendio.

Nelle norme viene codificata inoltre la potenzialità dell’estintore e vengono definite anche le massime aree proteggibili da un singolo apparecchio, come già riportato indicativamente nella tabella riportata a fianco (D.M. 10.03.1998). Per quanto sopra, una volta stabilita la classe dell’incendio e quindi definito il tipo o i tipi adatti, bisogna passare a considerare le caratteristiche del locale da proteggere ed in particolare la velocità di propagazione del fuoco, l’intensità di calore sviluppabile, i fumi prodotti dai materiali presenti, l’area da proteggere, la distanza da percorrere per raggiungere l’estintore ecc., allo scopo di stabilire il livello di pericolo dell’area interessata secondo la seguente classificazione:

A) LUOGHI DI LAVORO A RISCHIO DI INCENDIO BASSO

Si intendono a rischio di incendio basso i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui sono presenti sostanze a basso tasso di infiammabilità, le condizioni locali e di esercizio offrono scarse possibilità di sviluppo di principi di incendio ed in cui, in caso di incendio, la probabilità di propagazione dello stesso è da ritenersi limitata.

B) LUOGHI DI LAVORO A RISCHIO DI INCENDIO MEDIO

Si intendono a rischio di incendio medio i luoghi di lavoro o parte di essi in cui sono presenti sostanze infiammabili e/o condizioni locali e/o di esercizio che possono favorire lo sviluppo di incendi, ma nei quali, in caso di incendio, la probabilità di propagazione dello stesso è da ritenersi limitata. Si riportano in allegato IX, esempi di luoghi di lavoro a rischio di incendio medio.

C) LUOGHI DI LAVORO A RISCHIO DI INCENDIO ELEVATO

Si intendono a rischio di incendio elevato i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui:

 •per presenza di sostanze altamente infiammabilità e/o per le condizioni locali e/o di esercizio sussistono notevoli probabilità di sviluppo di incendi e nella fase iniziale sussistono forti probabilità di propagazione delle fiamme, ovvero non è possibile la classificazione come luogo a rischio di incendio basso o medio.

Tali luoghi comprendono:
  • aree dove i processi lavorativi comportano l’utilizzo di sostanze altamente infiammabili (p.e. impianti di verniciatura), o di fiamme libere, o la produzione di notevole calore in presenza di materiali combustibili;
  • aree dove c’è deposito o manipolazione di sostanze chimiche che possono, in determinate circostanze, produrre reazioni esotermiche, emanare gas o vapori infiammabili, o reagire con altre sostanze combustibili;
  • aree dove vengono depositate o manipolate sostanze esplosive o altamente infiammabili;
  • aree dove c’è una notevole quantità di materiali\r\n combustibili che sono facilmente incendiabili;
  •edifici interamente realizzati con strutture in legno\r\no di grandi dimensioni;
  •ambienti dove c’è grande presenza di persone dalle capacità motorie limitate.

 

Negli impianti industriali comunque, il posizionamento degli estintori è più legato a fattori peculiari dell’impianto stesso (quali il raggruppamento di elementi a rischio, o l’accesso ad aree congestionate dove un estintore sarebbe difficilmente visibile) che non ad una ipotetica superficie piana priva di ostacoli.
Prima di procedere al posizionamento e alla selezione, è quindi importante valutare se l’estintore sarà il solo dispositivo di estinzione presente oppure se avrà funzione di mezzo ausiliario, definire il massimo rischio che ci si attende nell’area e conseguentemente il tipo di estinguente più adatto, ipotizzare i percorsi di fuga e di accesso da e per l’area in esame e identificare i punti di più facile reperibilità per l’estintore. In questa trattazione non vengono considerati i criteri di scelta dei singoli estinguenti; si ricorda comunque di valutare sempre, con la massima attenzione, i pericoli per la salute e l’incolumità delle persone, tenendo presente in particolare i prodotti alogenati, che in condizioni normali, all’aperto o in locali molto ampi, presentano bassi livelli di tossicità, ma se utilizzati in piccoli locali a causa dei prodotti di decomposizione possono raggiungere livelli di tossicità particolarmente pericolosi.

Ricordare inoltre:
 • non impiegare estintori idrici o a schiuma su apparecchiature elettriche in tensione;
 • molti incendi possono sviluppare fumi tossici;
 • in luoghi chiusi può verificarsi una diminuzione del quantitativo d’ossigeno necessario alla respirazione.

 

TIPI DI ESTINTORI  

Estintori a Polvere

Sono disponibili in una gamma vastissima di capacità da 1 a 250 kg., ma negli impianti industriali è prassi considerare capacità di 6, 12, 50, 100 e 250 kg.
Fino a 12 kg. di carica l’estintore è considerato portatile, per le capacità superiori è considerato mobile e conseguentemente è dotato di ruote per lo spostamento; l’estintore da 250 kg. infine, è normalmente allestito su un carrellato adatto ad essere trainato da un veicolo. Si distinguono estintori a polvere ABC o polivalente (qualora ne venga garantita la dielettricità possono anche essere utilizzati su fuochi di classe E, ma possono compromettere i materiali) per l’intervento su fuochi A, B e C ed estintori a polvere BC potenziata per l’intervento su fuochi prevalentemente B e C. Nella selezione del tipo di polvere è importante ricordare che le polveri a base di monofosfato ammonico risultano aggressive nei confronti del rame e delle sue leghe; pertanto i materiali degli estintori destinati a operare con tali tipi di polvere dovranno essere opportunamente selezionati. La polvere è contenuta in un serbatoio di capacità adeguata e per l’espulsione viene pressurizzata con gas ed erogata attraverso organi di erogazione di forma e dimensione compatibili con l’uso dell’estintore stesso. Gli estintori fino a 12 kg. possono essere: pressurizzati o a bombolina interna.

Estintori Pressurizzati

L’estintore è costituito da un recipiente contenente la carica e da un gruppo valvola con la necessaria apparecchiatura per il lancio della polvere (tubo pescante, manichetta). L’estinguente contenuto nell’estintore è pressurizzato con azoto a circa 12-14 bar; un manometro posto a monte del gruppo valvola serve al controllodella pressione. Il gas di pressurizzazione è contenuto nel serbatoio stesso della polvere che quindi risulta permanentemente pressurizzato.
Questi estintori vengono usati per la maggior parte in installazioni civili e dove non sono richieste particolari qualità costruttive. Gli estintori di capacità superiore ai 100, 250 kg. hanno quasi sempre la bombola esterna di pressurizzazione con azoto e, dati i volumi di gas in gioco, è preferibile che questi estintori siano dotati di riduttore di pressione. Sono disponibili sul mercato anche estintori con bombola di CO2 e senza riduttore, ovviamente meno costosi ma sicuramente meno affidabili. Il serbatoio polvere viene quindi pressurizzato al momento dell’uso tramite una valvola di flusso del gas e l’estinguente viene espulso tramite una manichetta in poliestere o gomma lunga da 2 a 10 mt. in funzione della capacità dell’estintore. Il getto viene controllato da una speciale pistola in lega leggera che permette un’agevole manovra in considerazione delle portate e pressioni in gioco.

 

Esintori a Bomboletta Interna

Il contenitore della polvere è normalmente a pressione atmosferica. Il gas di pressurizzazione, solitamente CO2, è contenuto in una bombolina alloggiata all’interno del contenitore di polvere e viene erogato nel contenitore della polvere solamente al momento dell’uso. I vantaggi di questo sistema si identificano principalmente nel fatto che la polvere, in condizioni normali, non è soggetta alla pressione del gas e quindi si evitano fenomeni di impaccamento; inoltre, essendo il serbatoio polvere a pressione atmosferica, sono facilitate le operazioni di manutenzione. Per contro, non è possibile controllare lo stato di carica della bombolina e, in caso di perdite accidentali, provvedere a sostituirla.
Questa possibilità è comunque ridotta grazie alla particolare costruzione della bombolina e degli organi di tenuta. In entrambi i tipi l’espulsione della polvere viene controllata da una valvola di flusso posta sulla testa dell’estintore; l’erogazione avviene tramite una breve tubazione di gomma ed un ugello che provvede a dare forma al getto; alternativamente al posto dell’ugello può essere pre-sente una pistola con dispositivo di intercettazione del getto stesso.

Estintori ad Anidride Carbonica CO2 o Biossido di Carbonio

Sono estintori di larghissima diffusione dovuta alla semplicità d’uso ed all’universalità d’impiego. Sono disponibili in una vasta gamma di taglie da 2 a 60 kg. di carica. L’estintore a CO2 è costituito da una bombola contenente anidride carbonica compressa e liquefatta; sulla sommità della bombola è montata una valvola a spillo che, comandata schiacciando a mano la leva, lascerà uscire, mediante un pescante, il getto di CO2 liquido, che sarà diretto sul fuoco a mezzo di un diffusore a cono. Gli estintori a CO2 hanno un grado di riempimento del 75% che deve essere ridotto al 67% nel caso di impiego in climi molto caldi o dove gli estintori possono essere esposti a forte irraggiamento.
Il rapido passaggio dell’anidride carbonica dallo stato liquido a quello gassoso produce un notevole abbassamento della temperatura che può raggiungere i -86%°C; il CO2 uscendo,si condensa in fiocchi bianchi (che evaporano poi rapidamente da cui deriva la denominazione spesso usata di “Estintori a neve o a ghiaccio”. Sarà perciò raccomandabile, durante l’azionamento dell’estintore, proteggere le mani dai rischi di congelamento. Questo raffreddamento, combinato all’azione di soffocamento conseguente allo spostamento dell’aria da parte del gas inerte CO2, più pesante (peso specifico 1,53), provoca lo spegnimento del focolaio. Gli estintori a CO2 sono comunque dotati di una valvola di sicurezza con disco rottura. Si ricorda che, in piccoli ambienti chiusi, elevate percentuali di CO2 riducono il contenuto di ossigeno a concentrazioni che non consentono la sopravvivenza delle persone. Oltre che alla verifica semestrale, la bombola del CO2 se di capacità superiore a 5 lt., deve essere sottoposta a collaudo ogni 10 anni.

 

Estintori a Idrocarburi Alogenati

Questo tipo di estintore è in disuso. La legge ne consente l’utilizzo solo per usi critici. La descrizione viene fatta solo per completezza di informazione. Gli idrocarburi alogenati sono una classe di composti chimici più noti in gergo tecnico come “halon”. La terminologia “halon” deriva da “Halogenated Hidrocarbon” trattandosi di composti costituiti da idrocarburi nella cui molecole alcuni atomi di idrogeno sono stati sostituiti con altrettanti alogeni. Anche per gli “halon” la pressione necessaria alla loro fuoriuscita dall’ugello dell’estintore viene fornita da un gas che può essere CO2 o azoto.
Gli estintori a base di composti alogenati erano di impiego quasi generale (non potevano essere utilizzati solo contro fuochi di classe D) ma era buona norma, dopo interventi in locali chiusi (era sufficiente la presenza del 10% di queste sostanze nell’aria per togliere ad essa il potere comburente), aerare l’ambiente a causa della nocività dei loro vapori e soprattutto dei gas di decomposizione (fluoruro di idrogeno, bromuro di idrogeno, ecc.) che avrebbero potuto liberarsi alle alte temperature. Una “overdose” di questi gas, che agiscono sui sistemi nervoso-centrale e cardiovascolare, può produrre effetti particolarmente gravi sull’organismo umano: aritmia, ipertensione e diminuzione del battito del cuore. I sintomi più evidenti sono stimolazione, tremore, convulsioni, depressione ed anche incoscienza. Considerando che si doveva operare in ambiente confinato si ammette comunque che concentrazioni di vapori “halon” fino al 5% per cinque minuti non siano pericolose per l’uomo. Era tuttavia possibile l’esposizione a concentrazioni superiori e per tempi più lunghi a patto di operare con idonei mezzi protettivi delle vie respiratorie (p.es. con autoprotettore).

Estintori a Schiuma

Gli estintori a schiuma sono particolarmente ido-nei per i fuochi di classe B cioè per i liquidi infiammabili (benzina, petrolio, nafta, alcool, vernici, grassi, ecc.) nel qual caso il getto va indirizzato contro la parte interna del recipiente e non direttamente sul liquido, affinchè la schiuma vada a ricoprirlo avvolgendolo per distendersi progressivamente su tutta la sua superficie libera.
Essi non sono invece adatti per incendi su apparecchi elettrici sotto tensione e in ambienti al di sotto di +5°C a meno di ricorrere all’addizione di anticongelanti. I liquidi schiumogeni utilizzati in soluzione con acqua possono essere di natura proteinica o sintetica (vedi dispensa “Le sostanze estinguenti: Liquidi schiumogeni”).

Esintore Idrico

Sempre più utilizzato è un estintore generalmente a base di acqua additivata con componenti di tensioattivi fluorati e idrocarburati. Questo tipo di additivo svolge una buona estinzione su fuochi di materiali solidi organici (classe A) ed un’eccellente estinzione sui fuochi di liquidi infiammabili (classe B). Tra i vantaggi dell’utilizzo di questi estintori risulta fondamentale la perfetta visibilità al momento dell’impiego, la lunga durata dell’erogazione, una riduzione significativa di danni alle persone e all’ambiente e l’assenza di rilascio di vapori nocivi e/o infiammabili. Difficilmente un incendio spento con l’uso dell’estintore idrico si riaccende, soprattutto se si tratta di incendi di classe B.

Pur essendo a base d’acqua, alcuni di questi estintori hanno superato la prova dielettrica a 35 kV (secondo le norme EN 3-2 parte 4); si raccomanda in ogni caso la dovuta cautela. L’estintore idrico ha nel serbatoio in acciaio un rivestimento interno plastificato che lo protegge dalla corrosione dei componenti aggressivi.

 

ALTRI TIPI DI ESTINTORE ESTINTORE A POLVERE CON BOMBOLINA ESTERNA

L’estintore è costituito da un recipiente contenente la carica, da un gruppo valvola posto sul contenitore o sul tubo di erogazione, dalla necessaria attrezzatura per il lancio della polvere (tubo pescante, tubo di erogazione) e da una bombolina di anidride carbonica posta all’esterno del contenitore di circa 300 gr. La polvere contenuta nell’estintore viene espulsa dal gas CO2 che si trova allo stato compresso e liquefatto nella bombolina. Il recipiente della polvere è costruito normalmente in lamiera di acciaio collaudato a 40/50 bar con valvola di sicurezza tarata a circa 18 bar.

Estintore Idrico Chimico

L’estintore è costituito da un recipiente in lamiera di ferro di forma conica o cilindrica. Il contenitore è riempito per circa 4/5 del volume di acqua. L’acqua viene proiettata sull’incendio sotto la pres-sine di un gas, generalmente anidride carbonica (CO2), che si sviluppa al momento dell’impiego per reazione chimica tra una sostanza acida, p.es. acido solforico (H2SO4), contenuta in una fiala di vetro ed una sostanza alcalina (basica), p.es. bicarbonato di sodio (NaHCO3), disciolti nell’acqua. In taluni tipi di estintori la fuoriuscita dell’acido si provoca rompendo la fiala di vetro con l’azione di un percussore; in altri tipi ciò si ottiene capovolgendo l’apparecchio dopo aver aperto, a mezzo di un volantino o percussore, il recipiente che contiene la sostanza acida. La reazione chimica che si verifica è così rappresentata: 2NAHCO3 + H2SO4 NA2SO4 + 2H2O + 2CO2 Questo estintore non è più utilizzato.

Estintore a Schiuma Chimica

L’utilizzo di questo estintore viene effettuato capovolgendo l’estintore in modo da poter battere il percussore contro il terreno e quindi rompere la fiala. A seguito della reazione tra la sostanza basica e quella acida, si sviluppa il gas CO2 che provoca la fuoriuscita della schiuma. Questo estintore non è più utilizzato.

Estintore ad Azione Combinata Polvere-Schiuma

Un cenno particolare meritano gli estintori ad azione combinata polvere-schiuma per la loro particolare efficacia su incendi di liquidi infiammabili.
Il loro impiego si basa sull’utilizzazione della polvere per l’azione di abbattimento delle fiamme e della schiuma per la successiva azione di copertura della superficie in fiamme. È opportuno ricordare ancora che la polvere, come pure l’anidride carbonica ed i prodotti alogenati, non proteggono dal rischio di riaccensione.
Questo rischio esiste sempre quando si interviene su zone di impianto dove sono presenti strutture metalliche che, per effetto del calore, si surriscaldano e reinnescano i vapori di prodotti infiammabili, che continuano a svilupparsi anche dopo l’azione di spegnimento. Esempi tipici sono gli incendi di tipo tridimensionale che si originano ad esempio dalla rottura di una tubazione in quota e si sviluppano quindi anche a piano terra per effetto dello spandimento di prodotto fuoriuscente dalla perdita. L’estintore è costituito da due recipienti contenenti rispettivamente polvere e soluzione di liquido schiumogeno. Gli estinguenti impiegati sono, solitamente, polveri potenziate e soluzione di liquido schiumogeno di tipo AFFF (Aqueous Film Forming Foam) come ad es. l’Hydral.

 

ESEMPIO DI ETICHETTATURA STANDARD DI UN ESTINTORE PORTATILE

Parte 1
• Dicitura estintore
• Tipo di estintore e sua carica nominale
• Codice indicativo della capacità di spegnimento
Parte 2
• Istruzioni d’uso per esteso e con pittogrammi di riferimento (vedi sequenza foto) Pittogrammi delle classi di fuoco su cui l’estintore può essere utilizzato
Parte 3
• Limitazioni e pericoli d‘uso con particolare riferimento alla tossicità e alle apparecchiature sotto tensione elettrica
Parte 4
• Diciture relative all’esercizio, alla manutenzione, alla identificazione dell’agente estinguente e alla concentrazione degli additivi per gli agenti a base d’acqua
• Riferimenti al modello e all’omologazione
• Temperature limite d‘uso
Parte 5
• Nome e indirizzo del produttore dell’estintore

 

 

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